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Effetti collaterali!

“…ma, perché io sono la regina dei “ma” , se mai vi capitasse di uscire con questa fantastica pelliccia rosa, che più rosa non c’è e un uomo standard vi dicesse dopo avervi dato un’occhiata dubbiosa: ma è rosa!? Beh in quel caso il Ma Va? suonerebbe veramente perfetto!”

Vi avevo lasciate così poco tempo fa nel post Ma Va? e ora ho troppa voglia di ridere con voi. Insomma vi avevo incitate a fregarvene del “forse è decisamente too much” e di seguire il mio motto #beyourself! Ma quando vi punzecchio a fare queste cose mica lo faccio a caso… eh no! Sarebbe troppo facile e così… beh così io la pelliccia rosa l’ho presa e indossata e sono qui a raccontarvi gli effetti collaterali del #beyourself!

Prima uscita tra amici. Lo sguardo dei due amici appartenenti al genere maschile è riassumibile in un: “che caxxo si è messa” sguardo a cui io ho prontamente risposto con una domanda: “Vi vergognate perché sono tutta rosa?” NO ANSWER!

#faibeisogni

Un sogno non si può rifare!

Per quanto ci si imponga di non dare peso a certe situazioni, comportamenti e ancor peggio a persone che si incrociano c’è sempre un momento in cui la nostra ragione collassa e fa riemergere quel “non peso” quotidiano e questo momento si chiama sogno. C’è un autore, a tutti noto, che in uno dei suoi romanzi ha scritto “quando ti manca una persona il momento peggiore della giornata è quello in cui ti tocca sognare”. Forse Bisotti sostiene che la mancanza di una persona si fa più viva e pungente quando non abbiamo il controllo dei nostri pensieri… forse… ma forse è anche bello che questa mancanza si riempia in un sogno perché anche se per poco non c’è spazio, non c’è distanza, non c’è tempo, non c’è controllo, non c’è regola e, incubi a parte, dentro quel sogno ci sei dentro e stai “vivendo” pur se sognando. Il problema è che un sogno non si può rifare.

Happy New Year

H. N. Y.

Questo post risulterà un po’ anomalo rispetto agli altri. Ogni fine anno lo è perché sarebbe troppo banale se ora mi mettessi a raccontarvi l’abito di questa sera. Da quando ho iniziato a scrivere sono diventata una sorta di scienziata dei comportamenti umani e sono particolarmente interessata a tutti gli INIZI e a tutte le FINI. Odio la fine, lo confesso, appartengo decisamente di più alla categorie di persone che subiscono il fascino del nuovo inizio con tutta la sua adrenalina e tutte le sue incognite. Ecco perché non amo il capodanno: perché celebrare una fine? E soprattutto celebrare in maniera così pilotata un nuovo inizio non lo condanna già alla sua fine?

Glamorous

Come avere freddo ed infilarsi un maglione!

Avete presente quei pensieri che ti sorgono spontanei tipo come quando ti sei appena svegliata e ti viene in mente… IL CAFFÈ? Ecco a me oggi mi si è appiccicata addosso una domanda che non ha nulla a che vedere con il caffè! Ci si può difendere dalle emozioni? Ora…premesso che non è una cosa da cui bisognerebbe difendersi ma se io realizzassi che il mio emisfero emotivo è completamente fuori controllo potrei… dico potrei trovare un modo di non farmi investire senza preavviso da un’emozione? O, noi, dico noi che abbiamo il metal detector delle emozioni che ti sconquassano, siamo solo destinati a fare i conti con quel che resta di quel terremoto emotivo? E se l’unico modo fosse quello di far prevalere l’emisfero razionale su quello emotivo ne varrebbe comunque la pena? Quanto siamo disposti a rischiare per vivere un attimo come se fosse un’urgenza impellente pur sapendo che il fascino di quell’attimo sia dato soltanto dal suo svanire.

Da non perdere!